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NOTTE DI COPPA A SAN SIRO TRA MILAN E BENFICA

Mentre il match è terminato sotto i riflettori di San Siro con i portoghesi avanti nel punteggio grazie alle reti di Dodi Lukébakio e Jakub Kamiński è il momento di analizzare a fondo la sfida, sviscerando l’impostazione tattica scelta dai due tecnici, Rúben Amorim e Marco Silva, e riflettendo su cosa questa squadra debba urgentemente correggere per invertire la rotta in Europa.

La vigilia europea del Milan è stata accompagnata da un misto di attesa e prudenza. Reduce da un avvio di stagione in campionato caratterizzato da pareggi scoppiettanti (1-1 a Torino e 2-2 all’Olimpico contro la Lazio), la formazione di Rúben Amorim si presenta all’appuntamento europeo con la ferma intenzione di imporre il proprio credo tattico, pur operando alcune rotazioni mirate per gestire le fatiche del calendario fitto.

Dall’altra parte, il Benfica guidato da Marco Silva arriva a Milano forte di un inizio di stagione formidabile in Primeira Liga (cinque vittorie e un pareggio). Sorprendentemente, il tecnico portoghese rivoluziona la squadra cambiando nove undicesimi rispetto all’ultimo impegno di campionato.

L’avvio di gara ha immediatamente evidenziato la vivacità degli ospiti, bravi a sfruttare le incertezze strutturali della mediana rossonera. Dopo un paio di avvisaglie firmate da Jhon Durán, il Benfica ha colpito al 15esimo minuto: una ripartenza fulminea rifinita da Dodi Lukébakio, che si è accentrato dalla destra lasciando partire un sinistro a giro millimetrico sul secondo palo, imparabile per Maignan.

Il Milan ha provato a reagire affidandosi alle sgroppate di Hutchinson e agli spunti di Chukwueze, ma la manovra offensiva è apparsa spesso prevedibile e poco fluida nella transizione tra centrocampo e attacco. La sfortuna e le imprecisioni si sono fatte sentire: emblematico l’errore in uscita di Jashari che ha regalato a Sudakov la palla del possibile raddoppio, sventata solo dal palo.

Nella ripresa, il copione si è ripetuto con i lusitani cinici nel trovare il raddoppio al 52′ con Jakub Kamiński, abile a sfruttare un varco nella retroguardia rossonera. I cambi operati da Amorim (dentro Pulisic, Gila, Saelemaekers e successivamente forze fresche) hanno cercato di dare nuova linfa a un Milan chiamato a una reazione d’orgoglio davanti al proprio pubblico.

La notte di San Siro, al di là del punteggio severo maturato contro un ottimo Benfica, rappresenta un importante banco di prova e un forte momento di crescita per il nuovo corso rossonero. La strada tracciata da Rúben Amorim richiede tempo, pazienza e applicazione, ma le indicazioni emerse da questa prima uscita europea ricordano che il margine di errore nel calcio continentale è sottilissimo. Il Milan ha le risorse tecniche e umane per ribaltare le gerarchie del girone, a patto di trasformare le lezioni di questa notte in un’occasione concreta di miglioramento collettivo.

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TRA L’ILLUSIONE DELLA LAZIO E LA REAZIONE D’ORGOGLIO DEL MILAN

Se c’è una partita che sintetizza la bellezza imprevedibile e folle del calcio italiano, quella è senz’altro Lazio-Milan (2-2), andata in scena allo Stadio Olimpico nella 4ª giornata di Serie A. Un match dai due volti: un primo tempo di marca interamente biancoceleste e una ripresa dove i cambi hanno completamente ribaltato l’inerzia tattica ed emotiva della gara.

Da spettatore neutro — o da appassionato alla ricerca di risposte sul valore di queste due squadre —, la sensazione lasciata da questi novanta minuti è quella di un cantiere aperto per entrambe, ma ricco di talento e potenziale.

Primo Tempo: Dominio e Cinismo Biancoceleste

La Lazio è entrata in campo con un piglio decisamente più aggressivo, sfruttando gli inserimenti centrali e l’ampiezza offerta da Zaccagni e Cancellieri.

  • Al 10′, la gara si sblocca: è proprio l’ex Matteo Cancellieri a punire la difesa rossonera con una zampata svelta che non lascia scampo a Maignan.

  • Il Milan accusa il colpo, faticando a costruire gioco con il tandem di centrocampo.

  • Al 39′, arriva il raddoppio: Tijjani Noslin trova il corridoio giusto per firmare il 2-0, facendo esplodere l’Olimpico e mandando i padroni di casa al riposo su un punteggio apparentemente rassicurante.

Secondo Tempo: La Scossa dalla Panchina e il Ciclone Moreira

All’inizio della ripresa, la lettura tattica della panchina rossonera stravolge le carte: dentro Christian Pulisic, Yunus Musah e Diego Moreira. È proprio quest’ultimo a trasformarsi nel protagonista assoluto dell’incontro con un’intesa fulminea:

  • Al 65′, Moreira accorcia le distanze capitalizzando un’azione corale nata dalla pressione alta di Pulisic.

  • Al 67′, appena due minuti dopo, Moreira firma la sua personale doppietta con un diagonale preciso che riagguanta la Lazio e fissa il punteggio sul 2-2.

Lazio: Bella ma Incompleta, Manca la Gestione dei Momenti

A mio parere, la Lazio ha mostrato due facce diametralmente opposte. Nei primi 45 minuti si è vista una squadra organizzata, capace di verticalizzare con tempi perfetti e di mettere a nudo le fragilità della difesa a tre avversaria. Frattesi e Taylor hanno dato sostanza e qualità in mezzo al campo, sostenendo bene il tridente d’attacco.

Tuttavia, l’incapacità di gestire il doppio vantaggio nella ripresa evidenzia un limite di maturità. Dopo aver subito il primo gol, la squadra si è spaventata, perdendo le distanze tra i reparti e lasciando spazio alle ripartenze rossonere. Un punto che sa di beffa per come si era messa la sfida, ma che conferma comunque la bontà della fase offensiva.

Milan: Reazione da Grande Squadra, ma TROPPI Errori Iniziali

L’approccio del Milan nel primo tempo è stato insufficiente sotto il profilo dell’intensità e dell’attenzione difensiva. L’assetto iniziale ha concesso troppi metri tra la linea dei difensori e i centrocampisti, esponendo Maignan a continui pericoli.

L’aspetto positivo risiede nell’atteggiamento mostrato nella ripresa e nel peso della panchina. L’ingresso di Diego Moreira ha spaccato in due la partita: il giovane esterno ha portato quell’imprevedibilità e quella fame che mancavano. Il pareggio alla fine è ampiamente meritato per la reazione d’orgoglio, ma per puntare alle posizioni di vertice il Milan non può permettersi di regalare interi tempi agli avversari.

Il Verdetto

Un 2-2 spumeggiante che regala allo spettacolo ciò che toglie alla classifica delle due squadre. La Lazio deve imparare a chiudere le partite o quantomeno a congelarle nei momenti di sofferenza; il Milan deve ritrovare solidità difensiva fin dal primo minuto di gioco.

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Urna di Nyon: Decise le 8 Avversarie del Milan in Europa League 🔴⚫

I sorteggi di Nyon hanno tracciato il cammino dell’AC Milan nella fase a gironi della UEFA Europa League. Inseriti nel nuovo format della League Phase a girone unico, i rossoneri dovranno affrontare otto sfide (quattro in casa e quattro in trasferta) contro un mix di grandi tradizioni europee e trappole tattiche.

 

I rossoneri disputeranno le quattro partite casalinghe a San Siro alternandosi con trasferte impegnative:

Match in Casa (San Siro) 🏟️

  • 🇵🇹 Benfica — Il grande classico del calcio europeo, la sfida di cartello dell’intero girone rossonero.

  • 🇭🇺 Ferencváros — Un avversario solido, reduce dai playoff europei.

    Giornale di Brescia

     

  • 🇬🇧 Sunderland — Un test dall’altissima intensità fisica e dall’impronta britannica.

    Giornale di Brescia

     

  • 🇦🇲 Ararat-Armenia — Un’insidia tattica da non sottovalutare tra le mura amiche.

Match in Trasferta ✈️

  • 🇬🇷 Olympiacos — Trasferta infuocata al Pireo, da sempre uno dei campi più caldi d’Europa.

  • 🇦🇹 Salisburgo — Sfida contro il dinamismo e il pressing alto della scuola Red Bull.

  • 🇬🇧 Bournemouth — Secondo scontro con il calcio della Premier League.

  •      Levski Sofia — Impegno insidioso in terra bulgara per chiudere le sfide fuori casa.

Analisi Tattica e Calendario

Il cammino dell’AC Milan nella competizione prenderà il via a metà settembre:

  1. Il fattore San Siro: Ospitare squadre blasonate come il Benfica permette ai rossoneri di contare sulla spinta di oltre 70.000 tifosi nei big match principali.

  2. L’ostacolo inglese: Le sfide contro Sunderland e Bournemouth rappresentano due banchi di prova fisici fondamentali per valutare la tenuta del Milan contro il ritmo della Premier League.

  3. Obiettivo Top 8: Per evitare i playoff di febbraio e accedere direttamente agli ottavi di finale, l’AC Milan dovrà posizionarsi tra le prime 8 classificate nella graduatoria unica.

Le prime gare si disputeranno il 16 e 17 settembre, dando il via a una corsa europea che si snoderà fino al 28 gennaio con l’ultima giornata del girone.

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TITOLI DI CODA

Il sipario sulla Serie A 2025/26 si è abbassato lasciando San Siro in un silenzio surreale, rotto soltanto dai canti di festa dei tifosi sardi saliti a Milano. Il verdetto della 38ª e ultima giornata è un durissimo colpo per il Milan di Massimiliano Allegri, sconfitto in casa per 1-2 da un Cagliari coraggioso, organizzato e ormai privo di pressioni.

Questo passo falso costa carissimo ai rossoneri, che falliscono l’aggancio all’obiettivo Champions League proprio all’ultimo respiro, scivolando in UEFA Europa League per la stagione 2026/27. Per il Cagliari di Francesco Pisacane, invece, il successo certifica la conclusione di un campionato straordinario, chiuso a quota 43 punti e impreziosito da un’impresa storica alla “Scala del Calcio”.

La vigilia era stata chiara. L’allenatore rossonero Massimiliano Allegri l’aveva definita “la partita più importante della stagione”. Al Milan servivano i tre punti per blindare il pass nell’Europa che conta. Eppure, nonostante le premesse e l’avvio schiacciante, il piano partita si è sgretolato sotto i colpi di un Cagliari perfetto.

I rossoneri chiudono il campionato a 70 punti, pagando a carissimo prezzo un vistoso calo di rendimento e di energie nelle ultime settimane della stagione. L’esclusione dalla prossima Champions League rappresenta un duro verdetto economico e sportivo. La rosa, che in estate e a gennaio si era arricchita di innesti di spessore internazionale, dovrà ripartire dall’Europa League, ridisegnando probabilmente le proprie strategie di mercato.

 

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IL VALZER DEI DESTINI

Il calcio italiano, nella sua infinita capacità di rigenerarsi attraverso il dramma sportivo, ci regala un classico moderno come atto finale (o quasi) della stagione. Milan contro Atalanta non è mai una partita normale. Non lo è per la vicinanza geografica, non lo è per la divergenza filosofica tra le due società, e non lo è certamente quest’anno, con i punti che pesano come macigni di piombo sulle gambe dei ventidue in campo.

Il Contesto: Dove siamo rimasti?

Arriviamo a questa domenica con il fiato corto. Il Milan ha vissuto una stagione di alti vertiginosi e cadute rovinose, un’altalena che ha messo a dura prova la pazienza della Curva Sud. Dall’altra parte, l’Atalanta di Palladino è la solita “macchina da guerra” che sfida le leggi della fisica e della demografia: una provincia che non smette di insegnare calcio all’Europa.

Il Milan è sceso in campo con il piglio di chi vuole azzannare il match. Un baricentro altissimo e un pressing asfissiante hanno messo subito in difficoltà i rossoneri, portando la Dea a sbloccare il risultato nei primi venti minuti. La manovra è apparsa fluida, con i terzini molto coinvolti nella costruzione del gioco e una mediana dinamica.

Tuttavia, come spesso accade in questa stagione, alla prima folata avversaria la difesa ha mostrato crepe inaspettate. Un calo di tensione collettivo ha permesso agli avversari di rientrare in partita, trasformando quella che sembrava una serata in discesa in una battaglia di nervi.

La nota dolente é che nella gestione dei calci piazzati e delle seconde palle al limite dell’area continua a essere il tallone d’Achille. Ieri sera si è percepita nuovamente una mancanza di comunicazione tra i reparti nei momenti di massima pressione.

  • Ecco un’analisi dettagliata della partita del Milan di ieri, una serata che ha lasciato in dote ai tifosi rossoneri un mix di emozioni contrastanti, tra sprazzi di grande calcio e i soliti, cronici dubbi strutturali.


    Il Parere Personale: Una squadra “emotiva”

    Se dovessi commentare il match di ieri con una sola parola, userei “incompiutezza”.

    Siamo a fine campionato e quello che preoccupa non è la qualità dei singoli, ma la tenuta mentale. Ieri ho visto una squadra che “esce” dalla partita troppo facilmente dopo aver subito un episodio o piú sfavorevoli. È un limite caratteriale che il Milan si trascina da mesi: manca quel cinismo “sporco” che permette alle grandi squadre di vincere anche quando non sono brillanti.

    Inoltre, la gestione dei cambi mi è parsa tardiva. In un momento della stagione in cui le energie scarseggiano, rinfrescare il centrocampo dieci minuti prima avrebbe potuto evitare il sofferto finale a cui abbiamo assistito.

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QUELLA SENSAZIONE DI INCOMPIUTEZZA

La mattina del 27 aprile 2026. San Siro è ancora avvolto in quella nebbia sottile che sembra conservare l’eco dei cori della sera prima, ma ciò che resta nel cuore e nella testa di chi ha vissuto Milan-Juventus ieri sera è un misto di adrenalina pura, frustrazione tattica e la consapevolezza di aver assistito a uno spartiacque decisivo per questa stagione.

Il ritorno di Massimiliano Allegri sulla panchina rossonera ha certamente portato quella solidità difensiva che mancava, ma ieri sera sono emersi tutti i limiti di una fase offensiva troppo legata all’estro dei singoli.

Senza un centravanti capace di pulire i palloni sporchi e far salire la squadra, il Milan finisce per sbattere contro il muro avversario. Il giropalla è apparso lento, quasi “pigro” in alcuni frangenti.

Nel secondo tempo, quando la Juve ha abbassato il ritmo, il Milan avrebbe dovuto alzare i giri del motore. Invece, si è accontentato di gestire, dando l’impressione di aver smarrito quel cinismo necessario per vincere gli scontri diretti.

La Juve palleggia benissimo, domina il campo e controlla lo spazio, ma ieri è mancata la cattiveria in area di rigore. Troppi ricami, troppi passaggi “belli” ma inutili.

Quando la Juve perde palla, si espone a contropiedi pericolosi. Se ieri il Milan fosse stato più lucido, i bianconeri avrebbero potuto subire un castigo eccessivo per quanto visto in campo.

Senza una punta che detti i tempi della verticalizzazione, il calcio di Spalletti rischia di diventare un meraviglioso esercizio di stile che non porta punti.

Allegri è tornato a fare l’Allegri: ha preparato una partita di contenimento, cercando di togliere aria al palleggio della Juve. Dal mio punto di vista, però, questo Milan ha il dovere di osare di più, specialmente in casa. Giocare “per non prenderle” contro una Juve ancora in costruzione sa di occasione sprecata. Max ha riportato ordine, ma ora serve la scintilla.

Spalletti, d’altro canto, ha cercato di imporre il suo marchio di fabbrica fin dal primo minuto. Vedere la Juve muoversi in sincronia è un piacere per gli occhi, ma Luciano deve capire che Torino non è Napoli e nemmeno la Nazionale: qui il tempo è un lusso che non sempre è concesso. La sua sfida è trasformare questo possesso palla in una macchina da guerra, non in una galleria d’arte.

In conclusione: Ieri abbiamo visto due allenatori straordinari che si sono annullati a vicenda. Allegri ha vinto la battaglia tattica difensiva, Spalletti quella estetica del dominio. Ma nel calcio, alla fine, contano i gol. E ieri, a San Siro, l’unica cosa che è mancata davvero è stata la voglia di rischiare l’errore per trovare la gloria.

Un punto che serve a poco a entrambi, se non a confermare che la strada per la perfezione è ancora molto, molto lunga.

Al di là del tabellino, quello che resta di questo Milan-Juventus è la sensazione di incompiutezza. Entrambe le squadre hanno mostrato di avere le carte in regola per puntare al vertice, ma entrambe sembrano avere paura di fare l’ultimo passo verso la maturità definitiva.

Il Milan ha i lampi dei campioni ma manca di continuità nell’arco del match. La Juventus ha un’organizzazione invidiabile, ma sembra mancare di quel “killer instinct” necessario per chiudere le partite quando l’avversario barcolla.

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LUCI, OMBRE E GRANDI VERITÀ, MILAN UDINESE 0-3 !

Il match di ieri sera tra Milan e Udinese è stato il brusco risveglio da un sogno che non è mai iniziato davvero. Non chiamiamola solo sconfitta; chiamiamola col suo nome: disfatta.

San Siro, teatro di un crollo annunciato

C’è un silenzio particolare che cala su San Siro quando la delusione supera la rabbia. Ieri sera, contro un’ Udinese cinica, organizzata e fisicamente straripante, il Milan non ha perso solo tre punti: ha perso la faccia. E io, guardando quegli undici smarriti in campo, ho provato quella strana sensazione di vuoto che si prova quando capisci che il giocattolo si è rotto definitivamente.

L’illusione di un controllo che non c’è mai stato

L’inizio è stato il solito, frustrante copione. Un possesso palla sterile, orizzontale, una ragnatela di passaggi che non portava a nulla se non a evidenziare la mancanza cronica di idee. Mentre l’Udinese chiudeva ogni linea di passaggio con la precisione di un orologiaio, il Milan cercava la giocata individuale di un Leão ormai ombra di se stesso o l’inserimento disperato di un centrocampo senza bussola.

Il tracollo tattico e nervoso

La disfatta non è arrivata per un episodio sfortunato, ma per un’erosione lenta. Ogni ripartenza dell’Udinese sembrava un coltello nel burro. La difesa, che dovrebbe essere il bunker su cui costruire le fortune di una squadra, è apparsa lenta, deconcentrata e, quel che è peggio, rassegnata.

Vedere i bianconeri vincere ogni contrasto, arrivare per primi su ogni seconda palla e dominare fisicamente l’area di rigore è stato umiliante. Non è stata una questione di moduli, è stata una questione di fame. E ieri sera l’Udinese aveva una voragine nello stomaco, mentre il Milan sembrava già sazio di una gloria che appartiene al passato.

Ora restano le macerie. Una classifica che piange, un morale sotto i tacchi e la sensazione che serva una rivoluzione profonda, non solo tattica ma soprattutto mentale. Perché se non si ritrova l’orgoglio di sudare per questa maglia, ogni match diventerà un calvario simile a quello di ieri sera.

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UNA LOTTA PER IL TRONO DEI “NORMALI”

L’aria di Napoli ha un odore diverso quando il Milan scende al Maradona. È un profumo di elettricità, di storia che si rinnova e, questa volta, di una tensione che tagliava le gambe anche a chi, come me, osservava tutto da casa. Il 6 aprile 2026 non è stata solo una partita di calcio; è stato il momento in cui la Serie A ha ridefinito le sue gerarchie, lasciandoci in dote un 1-0 che peserà come un macigno fino a fine stagione.

Ecco come ho vissuto questa notte di passione, tattica e sorpassi.

Mentre l’Inter di quest’anno sembra correre un campionato a parte, la sfida tra Napoli e Milan era, a tutti gli effetti, la finale per il secondo posto. Arrivavamo a questa 31ª giornata con i rossoneri avanti di un soffio, ma con la sensazione che il “metodo Conte” stesse raggiungendo la sua massima espressione proprio nel momento del bisogno.

Il Maradona era una polveriera. Quell’accoglienza che solo Napoli sa regalare — un misto di amore viscerale e pressione psicologica — ha fatto da cornice a un match che prometteva scintille. E non ha tradito le attese.

Le Scelte Tattiche: Conte vs il Coraggio del Milan

Vedere le formazioni iniziali è stato il primo shock della serata. Antonio Conte ha schierato un Napoli granitico, un 3-4-2-1 che sembrava disegnato con il righello. Ma la vera sorpresa è stata la gestione dei singoli: vedere Kevin De Bruyne(sì, fa ancora strano vederlo in azzurro, ma che meraviglia) e McTominay agire dietro la punta Giovane faceva capire che il Napoli non voleva solo difendersi.

Dall’altra parte, il Milan si è presentato con un 3-5-2 solido, con la qualità di Modrić a dettare i tempi e la coppia Nkunku-Füllkrug davanti. Mi aspettavo un Milan più arrembante, invece ho visto una squadra che nel primo tempo ha giocato con una maturità quasi cinica, provando a spegnere l’entusiasmo del pubblico con un possesso palla ragionato.

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CI PENSANO PAVLOVIC E LEÃO

Cremonese-Milan: un successo meritato per i rossoneri

Il Milan ha vinto 2-0 contro la Cremonese allo Stadio Giovanni Zini, in una partita che ha visto i padroni di casa giocare bene nel primo tempo, ma senza creare grandi occasioni. Il Milan ha invece trovato il gol della vittoria con i gol di Strahinja Pavlović all’89’ e Rafael Leão al 90’+4′.

Il Milan ha mostrato alcuni problemi difensivi, con la Cremonese che ha creato diverse occasioni pericolose. La squadra di Massimiliano Allegri ha anche faticato a trovare la giusta ispirazione in attacco, con Leao e Pulisic che non hanno giocato al meglio.

Il Milan deve lavorare sulla sua efficacia in attacco e sulla sua solidità in difesa. La squadra deve anche trovare la giusta ispirazione e la giusta intensità per poter vincere le partite.

La partita ha confermato che il Milan è una squadra in crescita, ma che ha ancora molto da lavorare per poter competere con le migliori squadre della Serie A. La Cremonese ha giocato una buona partita, ma non ha avuto la fortuna di segnare.

Il Milan ora si trova al 2° posto in classifica, a 10 punti dall’Inter capolista. La squadra deve continuare a lavorare duro per poter vincere il campionato.

 

Rafael Leão: il portoghese ha giocato una partita fantastica, segnando il gol della vittoria e creando diverse occasioni pericolose.
Strahinja Pavlović: il difensero serbo ha segnato il primo gol della partita e ha giocato una partita solida.
Mike Maignan: il portiere francese ha fatto alcune parate importanti, mantenendo la porta inviolata.

Il Milan deve continuare a lavorare duro per poter raggiungere i suoi obiettivi stagionali. La prossima partita sarà contro l’Inter, domenica alle 20.45 a San Siro.

 

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ENNESIMA OCCASIONE PERSA PER I ROSSONERI

La partita di questa sera tra Milan e Parma è terminata con una sconfitta per i padroni di casa, che hanno ceduto 1-0 ai ducali. Il Milan ha giocato una partita equilibrata, ma non ha saputo concretizzare le occasioni create.

Cosa non va bene nel Milan?

Il Milan ha mostrato alcuni problemi difensivi, che hanno permesso al Parma di creare diverse occasioni pericolose. La squadra di Massimiliano Allegri ha anche faticato a trovare la giusta ispirazione in attacco, con Leao e Pulisic che non hanno giocato al meglio.

Succede tutto all’80’. Un cross profondo di Valeri da corner trova la testa di Troilo, che buca Maignan e firma il vantaggio ducale. L’arbitro annulla tutto però per un fallo su Maignan di Valenti, provocando le immediate proteste ospiti e di Cuesta in panchina. Il Var richiama il direttore di gara, che va al monitor per rivedere l’episodio. Le immagini mostrano effettivamente un blocco del difensore sul portiere rossonero, ma il contatto sembra troppo lieve per poter essere sanzionato.

Occore lavorare sulla sua efficacia in attacco e sulla sua solidità in difesa. La squadra deve anche trovare la giusta ispirazione e la giusta intensità per poter vincere le partite a differenza del Parma che ha giocato una partita solida e ha meritato la vittoria. Il Milan deve lavorare duro per poter vincere le prossime partite e restare in scia alla capolista.

 

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