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QUELLA SENSAZIONE DI INCOMPIUTEZZA

La mattina del 27 aprile 2026. San Siro è ancora avvolto in quella nebbia sottile che sembra conservare l’eco dei cori della sera prima, ma ciò che resta nel cuore e nella testa di chi ha vissuto Milan-Juventus ieri sera è un misto di adrenalina pura, frustrazione tattica e la consapevolezza di aver assistito a uno spartiacque decisivo per questa stagione.

Il ritorno di Massimiliano Allegri sulla panchina rossonera ha certamente portato quella solidità difensiva che mancava, ma ieri sera sono emersi tutti i limiti di una fase offensiva troppo legata all’estro dei singoli.

Senza un centravanti capace di pulire i palloni sporchi e far salire la squadra, il Milan finisce per sbattere contro il muro avversario. Il giropalla è apparso lento, quasi “pigro” in alcuni frangenti.

Nel secondo tempo, quando la Juve ha abbassato il ritmo, il Milan avrebbe dovuto alzare i giri del motore. Invece, si è accontentato di gestire, dando l’impressione di aver smarrito quel cinismo necessario per vincere gli scontri diretti.

La Juve palleggia benissimo, domina il campo e controlla lo spazio, ma ieri è mancata la cattiveria in area di rigore. Troppi ricami, troppi passaggi “belli” ma inutili.

Quando la Juve perde palla, si espone a contropiedi pericolosi. Se ieri il Milan fosse stato più lucido, i bianconeri avrebbero potuto subire un castigo eccessivo per quanto visto in campo.

Senza una punta che detti i tempi della verticalizzazione, il calcio di Spalletti rischia di diventare un meraviglioso esercizio di stile che non porta punti.

Allegri è tornato a fare l’Allegri: ha preparato una partita di contenimento, cercando di togliere aria al palleggio della Juve. Dal mio punto di vista, però, questo Milan ha il dovere di osare di più, specialmente in casa. Giocare “per non prenderle” contro una Juve ancora in costruzione sa di occasione sprecata. Max ha riportato ordine, ma ora serve la scintilla.

Spalletti, d’altro canto, ha cercato di imporre il suo marchio di fabbrica fin dal primo minuto. Vedere la Juve muoversi in sincronia è un piacere per gli occhi, ma Luciano deve capire che Torino non è Napoli e nemmeno la Nazionale: qui il tempo è un lusso che non sempre è concesso. La sua sfida è trasformare questo possesso palla in una macchina da guerra, non in una galleria d’arte.

In conclusione: Ieri abbiamo visto due allenatori straordinari che si sono annullati a vicenda. Allegri ha vinto la battaglia tattica difensiva, Spalletti quella estetica del dominio. Ma nel calcio, alla fine, contano i gol. E ieri, a San Siro, l’unica cosa che è mancata davvero è stata la voglia di rischiare l’errore per trovare la gloria.

Un punto che serve a poco a entrambi, se non a confermare che la strada per la perfezione è ancora molto, molto lunga.

Al di là del tabellino, quello che resta di questo Milan-Juventus è la sensazione di incompiutezza. Entrambe le squadre hanno mostrato di avere le carte in regola per puntare al vertice, ma entrambe sembrano avere paura di fare l’ultimo passo verso la maturità definitiva.

Il Milan ha i lampi dei campioni ma manca di continuità nell’arco del match. La Juventus ha un’organizzazione invidiabile, ma sembra mancare di quel “killer instinct” necessario per chiudere le partite quando l’avversario barcolla.

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IN PARITÀ LA SFIDA PER LA CHAMPIONS

I rossoneri rallentano, non tengono il passo della capolista, ma infilano il 21° risultato utile consecutivo, è la striscia aperta più lunga d’Europa e danno ancora una volta prova di solidità: subiscono per tutto il primo tempo l’assalto di una Roma aggressiva, dominante, sempre più “gasperiniana”, per poi passare alla prima occasione con De Winter e venire ripresi infine da un rigore di Pellegrini, che cristallizza così il primo pareggio stagionale dei giallorossi, ora appaiati al Napoli al terzo posto. Anche il Diavolo però è sempre più a immagine e somiglianza del suo allenatore, che ha trasmesso alla squadra la sua capacità di soffrire e gestire, resistere e colpire. Il pari serve a difendere il secondo posto in chiave Champions, ma è evidente che per provare a colmare il distacco dall’Inter schiacciasassi servirà accelerare, magari quando i nerazzurri saranno impegnati in coppa. Già la prossima giornata dirà molto: l’Inter va a Cremona, il Milan a Bologna.

Mr Allegri ai microfoni: “Penso che abbiamo iniziato bene i primi 10 minuti, poi la Roma ha dominato e Mike Maignan ci ha salvati. Nel secondo tempo abbiamo fatto molto meglio, abbiamo creato alcune occasioni e poi è arrivato questo rigore sfortunato: se non ci fosse stato non credo avrebbero segnato”, ha commento Luka Modric sempre a Dazn. Nessuna polemica invece da parte di Max Allegri: “Troppi errori tecnici? Il primo tempo sì, abbiamo sbagliato quattro palle a destra. Nel secondo tempo abbiamo avuto delle situazioni favorevoli anche dopo l’1-0, in cui la sensazione era che fosse più facile per noi fare il 2-0 che subire l’1-1″, ha spiegato il tecnico del Milan. Che ha aggiunto: “In vantaggio avevamo anche difeso bene ma poi come capita nel calcio, in un momento in cui sembrava andar tutto bene, prendiamo il rigore”.

 

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NKUNKU SALVA TUTTO !!

Ancora una prova di personalità, ancora applausi, ma anche un finale che lascia tanta amarezza. La Fiorentina pareggia 1-1 contro il Milan al Franchi al termine di una gara giocata con coraggio e qualità, soprattutto nella ripresa, ma segnata ancora una volta da un gol subito nei minuti di recupero. Dopo il pareggio beffardo dell’Olimpico contro la Lazio, i viola vengono raggiunti di nuovo allo scadere: stavolta è Nkunku, al 90’, a gelare lo stadio dopo il vantaggio firmato da Comuzzo al 67’.

Un punto che consente comunque alla squadra di Vanoli di allungare la propria striscia positiva (terzo risultato utile consecutivo, evento inedito in stagione) e di salire a quota 14 in classifica, portandosi momentaneamente a meno due dal Genoa e dalla zona salvezza. Fiorentina che approccia bene il match a differenza di un Milan che risponde e costruisce le occasioni più nitide della prima frazione.

Il vantaggio arriva al 67’ ed è la naturale conseguenza del dominio viola: su calcio d’angolo Comuzzo svetta più in alto di tutti e sotto porta batte Maignan, facendo esplodere il Franchi. È l’1-0 che premia una Fiorentina nettamente superiore nella ripresa. I viola continuano a spingere: al 64’ Ndour va al tiro da fuori, deviato in angolo da Gabbia, mentre al 75’ Brescianini, appena entrato, spreca una grande occasione in contropiede, calciando alto da posizione più che favorevole.

Nel finale il Milan prova ad alzare il baricentro. All’ 87’ Ricci ci prova da fuori area, con il pallone che esce di poco. Quando la vittoria viola sembra ormai in tasca, arriva la beffa: al 90’ Fagioli scivola in fase di impostazione, Saelemaekers mette in mezzo e Nkunku, lasciato colpevolmente solo, colpisce. Il pallone sbatte sul palo e finisce in rete: 1-1.

Il recupero è un concentrato di emozioni. Al 96’ la Fiorentina va a un passo dal colpaccio: Brescianini calcia di prima sotto porta e colpisce una clamorosa traversa. Al 97’ è invece Maignan a salvare il Milan con un’uscita decisiva su Kean.

 

La strada verso la salvezza passa anche da partite come questa: prestazioni convincenti, crescita evidente, ma la necessità di diventare più cinici e attenti nei momenti decisivi. La classifica ora sorride un po’ di più con la squadra che sembra decisamente più viva e in fiducia, condizioni importanti per uscire dalla zona retrocessione.

 

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