Categorie
IL CLUB

LA SENSAZIONE DI UN’OPPORTUNITÀ SPRECATA

Ci sono pareggi che profumano di crescita e pareggi che mettono a nudo tutte le fragilità di una squadra ancora incastrata a metà strada tra le proprie ambizioni e la dura realtà del campo. L’1-1 di oggi al Mapei Stadium tra Sassuolo e Milan appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.

Se qualcuno cercava risposte definitive sulla tenuta mentale e tattica dei rossoneri alla 6ª giornata di campionato, la trasferta emiliana ha restituito solo una serie di interrogativi preoccupanti. Una prestazione grigia, a tratti persino indolente, illuminata soltanto da folate estemporanee e subito frustrata dall’incapacità di gestire il vantaggio.

Il match si apre con un Milan privo delle solite geometrie fluide. La difesa a tre iniziale con Gila, Gabbia e Pavlović perde subito uno dei suoi perni: al 18′ Matteo Gabbia è costretto ad abbandonare il terreno di gioco per infortunio, lasciando il posto a Koni De Winter. Un cambio forzato che mina le certezze del pacchetto arretrato e toglie serenità al giro palla rossonero.

Il Sassuolo di Fabio Grosso gioca la sua solita partita accorta: 4-3-3 corto, blocco medio-basso e ripartenze veloci affidate alla rapidità di Armand Laurienté e alle giocate d’esperienza di Domenico Berardi. Il primo tempo scorre su ritmi soporiferi, con il Milan al 56% di possesso palla ma incapace di verticalizzare con pericolosità.

Da un punto di vista strettamente personale, questo Milan non ha ancora la personalità della grande squadra.

Non è ammissibile staccare la spina cinque minuti dopo aver trovato un gol pesantissimo su un campo storicamente ostico. La rete subita da Odenthal al 68′ è un’ingenuità difensiva che in Serie A si paga a caro prezzo.

  1. Assenza di leadership difensiva: L’uscita di Gabbia ha evidenziato una mancanza di comunicazione tra Pavlović e De Winter, spesso presi d’infilata nei tagli centrali.

  2. Attacco a secco di idee: Gonçalo Ramos è rimasto del tutto isolato nell’area avversaria, ben ingabbiato da Ćaleta-Car. Solo 2 tiri nello specchio in 90 minuti per la punta portoghese.

  3. Sassuolo solido e maturo: Nota di merito per il Sassuolo, che ha saputo soffrire nei momenti di pressione e ha punito con cinismo l’unica vera sbavatura della ripresa.

In conclusione, l’1-1 del Mapei Stadium lascia la sensazione di un’opportunità sprecata. Il Sassuolo festeggia un punto d’oro conquistato con orgoglio e disciplina, mentre il Milan dovrà fare un profondo esame di coscienza prima delle prossime uscite stagionali.

 

LEGGI ANCHE: L’ARCHITETTURA DI AMORIM E LE CREPE DEL LECCE

 

WEBSITE

www.acmilaninside.it

www.aimc.eu/malpensa

INSTAGRAM

malpensamilanclub

Categorie
IL CLUB

TRA GENIO E SREGOLATEZZA !

Se dovessi descrivere questo Milan con una metafora, direi che è come una supercar con i freni usurati. Può raggiungere velocità incredibili e regalare spettacolo, ma ogni volta che si avvicina a una curva (una partita sporca, un avversario chiuso), rischi il testacoda.

ll problema non è la qualità della rosa, che resta una delle migliori in Italia, ma l’identità difensiva. Non si può pretendere di vincere trofei segnando sempre un gol in più dell’avversario perché la difesa ne concede tre. C’è una sorta di “arroganza tattica” nel voler pressare sempre alti anche quando le gambe non girano, esponendo i difensori a duelli uno-contro-uno che, alla lunga, si perdono.

Questa è un’analisi profonda e viscerale di quella che non è stata solo una sconfitta, ma una vera e propria “Caporetto” tattica e d’identità. Il 2-0 subito oggi dal Sassuolo al Mapei Stadium apre una voragine nel progetto tecnico rossonero, esponendo nervi scoperti che non possono più essere ignorati con la retorica del “lavoro sodo a Milanello”.

Il Milan sceso in campo oggi è parso la brutta copia di se stesso. Contro un Sassuolo organizzato, ma certamente non irresistibile sulla carta, i rossoneri hanno palesato una sconcertante assenza di idee. I gol subiti non sono stati frutto del caso, ma di errori sistemici: una difesa posizionata male e un centrocampo che non ha mai fatto filtro.

Siamo diventati una squadra drammaticamente prevedibile. Il gioco si sviluppa quasi esclusivamente sulla catena di sinistra. Quando gli avversari raddoppiano sistematicamente su Rafa Leão o lo isolano fisicamente, la luce si spegne. Oggi il portoghese è apparso svogliato, quasi infastidito dal dover rincorrere l’avversario, ma la colpa è della struttura: non esiste un “Piano B” che passi per le vie centrali o per una destra più propositiva.

Appena il Sassuolo ha alzato il ritmo, il Milan si è sciolto. Manca un leader carismatico in mezzo al campo capace di chiamare i tempi, di urlare ai compagni di restare compatti. La squadra si allunga, perde le distanze e diventa vulnerabile a ogni minima folata avversaria.

Le sostituzioni odierne sono parse tardive e confuse. Buttare dentro attaccanti ammassandoli nell’area avversaria non significa “attaccare bene”, significa “sperare nel caos”. Il caos, però, premia raramente chi è in svantaggio.

Se devo essere onesto e diretto, come un peer che osserva la situazione dall’esterno, quello che vedo è un Milan sazio. C’è un’aria di appagamento pericolosa che aleggia intorno a molti titolari.

In conclusione, la sconfitta odierna è un fallimento totale: tecnico, tattico e umano. Migliorare non è più un’opzione, è un obbligo morale verso i tifosi che, anche oggi, hanno sostenuto la squadra fino al novantesimo, ricevendo in cambio il nulla cosmico.

 

LEGGI ANCHE: QUELLA SENSAZIONE DI INCOMPIUTEZZA

WEBSITE

www.acmilaninside.it

www.aimc.eu/malpensa

INSTAGRAM

malpensamilanclub