Stasera, giovedì 5 novembre 2026, il calendario ci ha riservato un appuntamento che sulla carta profumava di storia e tradizione continentale, ma che al triplice fischio di San Siro si è purtroppo tinto di un realismo amaro, freddo e difficile da digerire. Milan-Ferencváros, quarta giornata della fase campionato di questa nuova Europa League, ci ha consegnato un verdetto che scotta: uno 0-2 secco, meritato dagli ungheresi e figlio di una serata stregata, che lascia nei nostri cuori di tifosi un profondo senso di frustrazione e, perché no, la voglia urgente di interrogarci sul percorso della nostra amata squadra.
Mettetevi comodi, versatevi qualcosa di caldo o alzate i bicchieri in alto come facciamo sempre prima di ogni match importante, perché l’analisi che vi propongo in questo lungo e discorsivo editoriale attraversa ogni singolo centimetro di questa notte di coppa. Un’analisi da veri malpensanti rossoneri: critici, feriti, ma mai domi.
Nel primo tempo i rossoneri hanno cercato di tessere la tela, affidandosi alle sgroppate di Hutchinson e agli inserimenti di Cissè (ammonito al 32′), ma la manovra è apparsa lenta, prevedibile, quasi accademica. E il Ferencváros, sornione e ordinato con il suo 4-3-3, chiudeva ogni spazio al centro, ripartendo sistematicamente in velocità e mettendo costantemente in apprensione la nostra linea difensiva, apparsa fin troppo alta e vulnerabile alle verticalizzazioni.
Se la prima frazione si era chiusa sullo 0-0 lasciando aperto ogni scenario, la ripresa ha svoltato immediatamente verso i territori dell’incubo sportivo.
Al 52′ si consuma l’episodio che spezza la partita. Un retropassaggio o una situazione di gestione ordinaria nella trequarti difensiva vede protagonista il nostro giovane estremo difensore Torriani. Il ragazzo controlla il pallone ma, complice un pizzico di tensione e la pressione feroce degli attaccanti avversari, non si avvede dell’arrivo fulmineo di Lenny Joseph.L’attaccante del Ferencváros lo anticipa, gli ruba il tempo e deposita comodamente il pallone nella porta sguarnita. 0-1.Un errore ingenuo, di quelli che in Europa si pagano immediatamente a prezzo pieno.
Amorim prova a correre ai ripari inserendo forze fresche: dentro Pulisic, Mario Gila e Diego Moreira a inizio ripresa,seguiti poco dopo dall’ingresso di Luka Modrić (per dare ordine e carisma) e del giovane Francesco Camarda per dare peso all’attacco.
Il Milan si riversa in avanti alla ricerca disperata del pari, sfiorandolo con un bel diagonale mancino di Hutchinson al 55′ che accarezza il palo. Ma la legge del calcio è spietata: chi sbaglia, paga. Al 66′, nel momento di massimo sforzo offensivo dei rossoneri, il Ferencváros confeziona un contropiede da manuale del calcio. Asse perfetto tra Zachariassen e il solito scatenato Lenny Joseph, che aggira la nostra linea difensiva (rimasta colpevolmente alta) e trafigge nuovamente la porta rossonera. 0-2. Doppietta personale per l’attaccante e San Siro che sprofonda in un silenzio surreale, interrotto solo dai cori festanti dei sostenitori ungheresi giunti a Milano in massa.
Nel finale, il sussulto d’orgoglio vede il Milan tentare il tutto per tutto, agevolato anche dall’espulsione di Bamidele Yusuf al 76′ per rosso diretto (fermato dal VAR). Con l’uomo in più, i rossoneri cingono d’assedio l’area ungherese, ma la mira è imprecisa, la lucidità è ridotta al lumicino e il portiere Dibusz compie un paio di interventi decisivi, blindando un successo storico per la formazione di Budapest.
Fratelli rossoneri, chiudiamo questa lunga analisi notturna con il morale un po’ a terra, è innegabile. Serate come questa bruciano, fanno male, ci tolgono il sonno e ci spingono a discutere animatamente fino a tarda notte. Ma chi vi scrive, e chi vive la passione del Milan Club Malpensa giorno dopo giorno, sa perfettamente che l’amore per questi colori non si misura nei momenti di trionfo, ma soprattutto nelle curve in salita, nelle notti storte e nelle cadute da cui bisogna rialzarsi con orgoglio.
Il passaporto del tifoso milanista prevede scali difficili, turbolenze improvvise e atterraggi d’emergenza come quello di stasera. Ma la rotta finale non cambia: sostenere il Milan, sempre e comunque, pretendendo il massimo impegno da chi scende in campo con il Diavolo sul petto.
Ora stringiamoci forte, archiviamo questa delusione europea e prepariamoci a ricaricare le pile. Il prossimo volo ci porta dritti al campionato.
Sempre, comunque e ovunque, FORZA MILAN!
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