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TRA GENIO E SREGOLATEZZA !

Se dovessi descrivere questo Milan con una metafora, direi che è come una supercar con i freni usurati. Può raggiungere velocità incredibili e regalare spettacolo, ma ogni volta che si avvicina a una curva (una partita sporca, un avversario chiuso), rischi il testacoda.

ll problema non è la qualità della rosa, che resta una delle migliori in Italia, ma l’identità difensiva. Non si può pretendere di vincere trofei segnando sempre un gol in più dell’avversario perché la difesa ne concede tre. C’è una sorta di “arroganza tattica” nel voler pressare sempre alti anche quando le gambe non girano, esponendo i difensori a duelli uno-contro-uno che, alla lunga, si perdono.

Questa è un’analisi profonda e viscerale di quella che non è stata solo una sconfitta, ma una vera e propria “Caporetto” tattica e d’identità. Il 2-0 subito oggi dal Sassuolo al Mapei Stadium apre una voragine nel progetto tecnico rossonero, esponendo nervi scoperti che non possono più essere ignorati con la retorica del “lavoro sodo a Milanello”.

Il Milan sceso in campo oggi è parso la brutta copia di se stesso. Contro un Sassuolo organizzato, ma certamente non irresistibile sulla carta, i rossoneri hanno palesato una sconcertante assenza di idee. I gol subiti non sono stati frutto del caso, ma di errori sistemici: una difesa posizionata male e un centrocampo che non ha mai fatto filtro.

Siamo diventati una squadra drammaticamente prevedibile. Il gioco si sviluppa quasi esclusivamente sulla catena di sinistra. Quando gli avversari raddoppiano sistematicamente su Rafa Leão o lo isolano fisicamente, la luce si spegne. Oggi il portoghese è apparso svogliato, quasi infastidito dal dover rincorrere l’avversario, ma la colpa è della struttura: non esiste un “Piano B” che passi per le vie centrali o per una destra più propositiva.

Appena il Sassuolo ha alzato il ritmo, il Milan si è sciolto. Manca un leader carismatico in mezzo al campo capace di chiamare i tempi, di urlare ai compagni di restare compatti. La squadra si allunga, perde le distanze e diventa vulnerabile a ogni minima folata avversaria.

Le sostituzioni odierne sono parse tardive e confuse. Buttare dentro attaccanti ammassandoli nell’area avversaria non significa “attaccare bene”, significa “sperare nel caos”. Il caos, però, premia raramente chi è in svantaggio.

Se devo essere onesto e diretto, come un peer che osserva la situazione dall’esterno, quello che vedo è un Milan sazio. C’è un’aria di appagamento pericolosa che aleggia intorno a molti titolari.

In conclusione, la sconfitta odierna è un fallimento totale: tecnico, tattico e umano. Migliorare non è più un’opzione, è un obbligo morale verso i tifosi che, anche oggi, hanno sostenuto la squadra fino al novantesimo, ricevendo in cambio il nulla cosmico.

 

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