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POKER D’AUTORE

Il tecnico portoghese sceglie di scuotere la squadra attingendo a piene mani dal proprio credo e rimescolando le carte rispetto alle ultime uscite. Il 3-4-2-1 di partenza è un manifesto di coraggio: davanti a Maignan si rivede Fikayo Tomori dal primo minuto al fianco di De Winter e dell’ex di turno Strahinja Pavlović. Sulle corsie agiscono Hutchinson e il giovane Bartesaghi, mentre in mezzo alla stanza dei bottoni la fisicità di Jashari e l’esperienza smisurata di Rabiot vincono il ballottaggio per la gestione dei ritmi. Ma la vera mossa a sorpresa, il colpo a effetto che spiazza il Salisburgo di Röhl, è l’inserimento dal primo minuto di Alphadjo Cissè a supporto di Francesco Camarda, con Loftus-Cheek a inventare tra le linee.

Se qualcuno pensava a un Milan intenzionato a gestire il doppio vantaggio nel secondo tempo, si sbagliava di grosso. La squadra di Amorim rientra in campo con la stessa cattiveria agonistica. Passano appena quattro minuti dalla ripresa e al 49′ si compie il trionfo personale di Cissè: lancio illuminante dalla trequarti di Rabiot, Bartesaghi irrompe sulla fascia e serve un cioccolatino solo da spingere in rete per la tripletta da sogno del giovane attaccante rossonero. Uno score da predestinato che costringe la tribuna austriaca al silenzio di fronte a tanta efficacia.

Sul 3-0 la gara entra nella sua fase di gestione e girandola dei cambi. Amorim richiama in panchina i titolari applauditissimi – dentro Modrić, Pulisic e Gonçalo Ramos per dare freschezza e palleggio. E proprio il centravanti portoghese, subentrato a un generoso Camarda, trova il modo di timbrare il cartellino al 72′: recupero alto di Jashari, palla al bacio per Ramos che fredda Zawieschitzky per il definitivo 0-4.

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