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SCATTO CHAMPIONS PER ALLEGRI !

Una boccata d’ossigeno purissimo. Non ci sono altri modi per descrivere il successo per 2-1 con cui il Milan di Massimiliano Allegri ha espugnato il Luigi Ferraris di Genova nell’anticipo delle 12:00 di questa trentasettesima e penultima giornata di Serie A. Sotto gli occhi attenti di Gerry Cardinale, arrivato in Liguria per far sentire la propria presenza in un momento di sbandamento identitario e tecnico, i rossoneri si riprendono il terzo posto a pari merito con la Roma, staccando di due lunghezze la Juventus e il Como, e mettendo una seria ipoteca sulla prossima qualificazione in Champions League.

Tuttavia, ridurre la partita di oggi a un mero calcolo algoritmico o al semplice tabellino dei marcatori sarebbe un errore imperdonabile. Genoa-Milan è stata lo specchio fedele di una stagione vissuta sulle montagne russe: contratta, nervosa, interrotta dalle tensioni degli spalti, illuminata da fiammate individuali e, infine, quasi rovinata dalle solite amnesie difensive.

Dal punto di vista del risultato, Max Allegri ha ottenuto esattamente ciò che voleva: tre punti sporchi, pesanti e arrivati soffrendo. Il mio giudizio sul piano tattico, però, resta fortemente scettico. Vedere una rosa qualitativamente superiore come quella del Milan rinunciare totalmente a giocare per i primi 45 minuti, accettando passivamente il ritmo del Genoa, è l’ennesima conferma di un’identità di gioco che fatica a guardare al futuro. Oggi è andata bene perché Amorim ha regalato il rigore e perché Athekame ha pescato il jolly della domenica, ma la gestione del vantaggio – culminata nel gol subito da Vásquez e nei successivi dieci minuti di panico – dimostra che questa squadra soffre di una fragilità emotiva strutturale.

Manca solo un ultimo tassello. Con questa vittoria il Milan sale a 70 punti, mantenendo il muso davanti a Juventus e Como (ferme a 68) a novanta minuti dalla fine del campionato. Il prossimo weekend a San Siro contro il Cagliari basterà non commettere harakiri per festeggiare il pass europeo.

Tuttavia, la dirigenza – oggi rappresentata ai massimi livelli in tribuna – sa perfettamente che questa qualificazione non deve nascondere la polvere sotto il tappeto. Il Milan ha bisogno di ritrovare brillantezza, coraggio e una fluidità di manovra che quest’anno si è vista soltanto a sprazzi. Per oggi, comunque, va bene così: il Diavolo torna a Milano con il bottino pieno e il passaporto per l’Europa più prestigiosa quasi timbrato.

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