Archivio mensile:ottobre 2015

Milan, le tappe di una crisi che dura 4 anni

L’arrivo di Mihajlovic, per ora, non ha guarito le ferite del club rossonero, bruciato dalla partenza di Pirlo, dalla girandola di allenatori in panchina, dalle cessioni illustri e non solo. Dal 2011 ad oggi, i crocevia della decadenza rossonera

  • Estate 2011. Tanti dicono che tutti i mali del Milan inizino quando i rossoneri decidono di non offrire un rinnovo pluriennale ad Andrea Pirlo. Il quale, a scadenza, firma con la Juventus. E il centrocampo del Milan, da quel giorno, perde la luce

  • Nell’estate 2011 arriva anche – ad oggi – l’ultimo trofeo conquistato dai rossoneri: la Supercoppa Italiana vinta a Pechino contro l’Inter

  • Nel febbraio 2012, con il Milan in lotta con la Juventus per lo scudetto, a San Siro va in scena il famigerato “gol fantasma” di Muntari. La Juve scappa, lo scudetto sarà bianconero

  • Gennaio 2012, altro crocevia della storia recente rossonera. Galliani apparecchia l’affare: Pato al Psg, Tevez al Milan. Poi Berlusconi (e Pato) bloccano tutto. Pato resta al Milan, Tevez qualche mese dopo firma per la Juventus

  • L’estate 2012 viene vista dai tifosi rossoneri come quella della smobilitazione: vengono ceduti al Psg Thiago Silva e Ibrahimovic, i pilastri della squadra allenata da Allegri

  • Mario Balotelli, arrivato a gennaio 2013, trascina il Milan a suon di gol e di rigori a qualificarsi per la Champions League

  • L’estate 2013 è quella del ritorno in rossonero di Kakà. Tanti buoni sentimenti e tante buone intenzioni, ma dal punto di vista tecnico non sarà un affare determinante

  • Scoppiano anche le prime frizioni all’interno della società e a novembre 2013 ad Adriano Galliani viene affiancato un altro amministratore delegato, Barbara Berlusconi. La convivenza, almeno inizialmente, non è delle migliori

  • Nel dicembre del 2013 Ariedo Braida, storico braccio destro di Galliani e astuto uomo mercato, lascia il Milan. Qualche mese dopo firmerà con il Barcellona

  • Il successivo mercato invernale vede arrivare al Milan, tra gli altri, Honda. Ma i grandi nomi, ormai, sono un ricordo lontano

  • Nel gennaio del 2014 il Milan esonera Massimiliano Allegri, il tecnico dello scudetto, dopo la sconfitta patita col Sassuolo

  • Arriva Clarence Seedorf, accolto come un eroe dal popolo milanista. Firma un contratto da due stagioni e mezzo, è l’uomo chiamato a riportare in alto il Milan

  • Equivoci tattici, giocatori non all’altezza, la debacle in Champions contro l’Atletico Madrid. Seedorf chiude male l’anno e viene esonerato

  • Non è felice nemmeno l’avventura di Filippo Inzaghi, sulla panchina rossonera per tutta la stagione 2014-2015: chiuderà al 10° posto, prima di salutare

  • Arriva Sinisa Mihajlovic, il tanto atteso sergente di ferro. Torna anche Balotelli, ciliegina di un mercato molto dispendioso: arrivano Bacca, Luiz Adriano, Bertolacci e Romagnoli

Foto Infophoto

  • Col Napoli arriva lo 0-4, la seconda sconfitta interna più pesante della stagione rossonera. Mihajlovic in difficoltà, ambiente in subbuglio. Quattro anni dopo, il Milan non esce dalla crisi

- Marco Franza – Milan Club PadovaSud -

 

Prossima Giornata

8^ GIORNATA

Data Ora Partita
Sabato 17/10 18:00 Roma Roma - Empoli Empoli
Sabato 17/10 20:45 Torino Torino - Milan Milan
Domenica 18/10 12:30 Bologna Bologna - Palermo Palermo
Domenica 18/10 15:00 Atalanta Atalanta - Carpi Carpi
Domenica 18/10 15:00 Frosinone Frosinone - Sampdoria Sampdoria
Domenica 18/10 15:00 Genoa Genoa - Chievo Chievo
Domenica 18/10 15:00 Verona Hellas Verona - Udinese Udinese
Domenica 18/10 15:00 Napoli Napoli - Fiorentina Fiorentina
Domenica 18/10 15:00 Sassuolo Sassuolo - Lazio Lazio
Domenica 18/10 20:45 Inter Inter - Juventus Juventus

Milan travolto dal Napoli (0-4). Mihajlovic in bilico, ma la colpa non è sua (come non era di Inzaghi)

Va bene il momento di crisi, va bene l’attacco privo di Balotelli, va bene anche l’avversario (il Napoli) che ha ritrovato una condizione più che buona dopo un avvio stentato. Ma che San Siro potesse diventare terreno di conquista con il Milan letteralmente distrutto era davvero difficile da pronosticare. E invece è andata proprio così, con uno 0-4 che per i rossoneri rappresenta la seconda peggior sconfitta di sempre, alle spalle di un 6-1 incassato a San Siro contro la Juventus.

Le prese in giro sono iniziate, via Internet, a partita ancora in corso: la considerazione più gettonata riguarda l’allenatore, di fede nerazzurra, che sarebbe approdato al Milan proprio per farne polpette. Bella battuta, ma non è così. Perchè Sinisa Mihajlovic, oltre a essere un professionista serio, si trova né più, né meno sull stessa urente graticola riservata negli ultimi due anni ad Allegri (esonerato alla 19esima giornata del campionato 2013/2014), Clarence Seedorf e Pippo Inzaghi. E sulla fede rossonera degli ultimi due c’è obiettivamente poco da dubitare…

Il fatto è che Mihajlovic si trova, esattamente come i suoi predecessori, a guidare una squadra costruita in modo diverso da come l’avrebbe voluta. A mettere in campo, fuori ruolo, uomini adattati in qualche modo a un modulo che alla fine risulta comunque sbagliato (proprio per la carenza degli interpreti). Basta guardare Bonaventura, che si danna l’anima a giocare da trequartista (un po’ come chiedere a Rivera di fare diga a centrocampo). La colpa non è di Mihajlovic (che ieri ha chiarito: «non mi dimetto»). I fischi che i tifosi hanno indirizzato a fine gara verso Galliani e la società nel suo complesso ci dicono che, almeno sulla sponda rossonera, le idee sulle responsabilità della situazione attuale sono piuttosto chiare.

Il Napoli non è bello: è bellissimo. Dal punto di vista estetico la migliore squadra del campionato, insieme alla Fiorentina, e forse anche leggermente meglio dei Viola. Lorenzo Insigne fa la figura di Maradona, e per quanto bravo non lo è (sia chiaro), Higuain non segna ma apre voragini nella difesa avversaria, il peggiore in campo dei partenopei è ampiamente oltre la sufficienza. Tutto questo potrebbe spiegare il 4-0 ma non è così. Perchè i quattro gol potevano essere anche di più, perchè il divario è stato ben più netto di quanto non dica il risultato.

La verità è che di fronte a un bellissimo Napoli c’era un Milan senza capo né coda, ma soprattutto costruito senza gli uomini che Mihajlovic aveva chiesto durante il calciomercato: in particolare un centrocampista difensivo, capace di arginare gli attacchi prima che prendessero d’infilata la difesa, e un playmaker in grado di innescare l’attacco. Ieri si è vista la mancanza di entrambi. Dare la colpa a Mihajlovic, e prima di lui ad Allegri, Seedorf e Inzaghi, significa semplicemente sbagliare bersaglio. Con questi uomini, e soprattutto assortiti in questo modo, farebbe fatica anche sir Alec Ferguson.